ARCHIVIO / 2013—OGGI

Una macchina,
più vite.

CAEDMON nasce da una domanda di Maurizio Fusillo: che cosa succede se un’opera non è un’immagine conclusa, ma un sistema capace di produrre immagini, ricevere risposte e cambiare nel tempo?

Prima del nome

La ricerca comincia prima di CAEDMON. Con DigItArt e poi Sketchbook, Fusillo sperimenta programmi che raccolgono immagini, le trasformano e pubblicano risultati senza dover scegliere ogni singolo esito a mano. Sketchbook preleva fotografie condivise su Twitter, le rielabora e le rimette in circolazione. Nel 2013 riceve una menzione per le arti elettroniche al Premio Nazionale delle Arti.

Questi lavori spostano l’attenzione dall’immagine isolata al comportamento del programma: chi è l’autore quando l’artista costruisce le regole e la macchina determina parte di ciò che appare?

Nasce CAEDMON

Nel 2016 prende forma CAEDMON, presentato pubblicamente nel 2017. Il nome richiama Cædmon, il poeta medievale ricordato da Beda: secondo il racconto, imparò a comporre dopo un sogno. Fusillo sceglie quel nome per un programma a cui affida la possibilità di trovare una voce propria.

Il primo CAEDMON crea immagini a partire da opere già esistenti e da immagini che ha prodotto in precedenza. Le reazioni del pubblico intervengono nella scelta di ciò che avrà seguito. All’inizio la produzione usa procedimenti grafici relativamente semplici; nel tempo entrano in gioco reti neurali e nuovi modi di combinare le immagini. Il progetto non rimane fermo in una tecnica: cambia insieme agli strumenti disponibili.

Immagini, parole, pubblico

Il vecchio CAEDMON non pubblica soltanto immagini. Sviluppa una presenza sulle piattaforme social, parla in prima persona, risponde al pubblico e sperimenta la generazione di testi. La sua voce scritta evolve con i modelli dell’epoca. L’interazione non è una cornice promozionale: entra nell’opera, perché le preferenze dei visitatori influiscono su quali immagini continuano a generare discendenti.

La ricerca attraversa anche riviste letterarie e collaborazioni. Alcune immagini compaiono in New Plains Review e The Stirling Spoon; il progetto è raccontato in articoli e conversazioni raccolti nella rassegna stampa. Quelle testimonianze descrivono la prima incarnazione e le sue idee nel contesto del tempo.

Dalla rete alla mostra, poi una pausa

Nel 2020 due lavori di CAEDMON sono selezionati per I Mille di Sgarbi a Cortina d’Ampezzo. L’immagine concepita dal sistema incontra così una realizzazione materiale e uno spazio espositivo. È un passaggio importante per una ricerca che chiede dove inizi e finisca l’autorialità di una macchina.

Nel 2022 Fusillo conclude la prima fase. Nel frattempo la generazione di immagini con l’AI è diventata molto più accessibile e l’ecosistema delle piattaforme è cambiato. Il vecchio programma, i suoi account e le sue opere appartengono a quella stagione: questa nuova versione non finge una continuità tecnica che non c’è.

Una popolazione con memoria

Il CAEDMON attuale riprende la domanda originaria attraverso regole nuove e leggibili. Fusillo introduce le immagini iniziali; da lì il sistema mantiene un pool limitato di opere vive. Due immagini possono diventare genitori di una nuova opera. I like su Instagram incidono sulla loro possibilità di essere selezionate, mentre il caso impedisce che il risultato sia interamente prevedibile.

Le opere esterne possono entrare attraverso una coda aperta al pubblico: una volta aggiunte al pool, vivono accanto alle altre e possono partecipare alla riproduzione. Ogni ingresso, nascita, discendenza e uscita viene registrato. L’archivio conserva le immagini anche dopo la loro vita attiva: CAEDMON non produce solo singole figure, ma una storia di relazioni tra figure.

Chi crea, chi sceglie?

L’artista decide la struttura, le fonti, i limiti e le condizioni di vita. Il pubblico modifica le pressioni di selezione. Il software esegue le regole e produce risultati che nessuno dei due controlla da solo. CAEDMON mette in scena questa distribuzione di responsabilità invece di nasconderla dietro la parola «autonomia».

La nuova popolazione non cerca una «migliore» immagine universale. Mostra come una cultura visiva possa emergere da eredità, variazione, preferenze e caso. Leggi il Concept per vedere come le regole trasformano questa idea in un sistema concreto.

Fonti storiche: archivio dell’artista ↗ · biografia ↗ · mostra del 2020 ↗.